Le donne e le dimore storiche del Lazio

Leggi alcune storie affascinanti che hanno caratterizzato le ville storiche della regione

Donne e dimore storiche: scrigni di storie incredibili e segreti

Quando si parla di dimore Storiche spesso si fa riferimento, agli architetti che le hanno costruite, alle famiglie nobiliari e ai rampolli di queste famiglie che ne sono stati i committenti, oppure ai Pontefici che vi hanno soggiornato o ai quali la storia di queste residenze è legata.

Eppure, queste ville sono ricche di storie di donne. Non stiamo parlando in maniera generica delle nobildonne che hanno abitato questi luoghi e che rimandano all’amenità e all’otium dell’aristocrazia romana, ma di quelle che a vario titolo le hanno fatte grandi, contribuendo alla loro fama e in alcuni casi alla loro realizzazione e sostentamento.

Fra le donne che resero le nostre splendide ville del Lazio il capolavoro che sono oggi, c’è Louise-Angelique de la Tremoille, la principessa Lante della Rovere.

 La sua famiglia aveva acquisito alla fine del Settecento la villa che poi ne avrebbe ereditato il nome: Villa Lante di Bagnaia a Viterbo. Fu proprio Angelique a pretendere di modificare l’assetto delle piante della villa, per adeguare il giardino alla moda europea.  Grazie a lei oggi a Villa Lante possiamo ammirare le eleganti broderies del primo terrazzamento.

Se ci spostiamo ai Castelli non possiamo non ricordare Livia Cesarini.

Livia a fine Seicento sposa, con una vicissitudine ricca di colpi di scena Federico Sforza. Si tratta di un matrimonio che rappresenta una vera e propria sfida per una altra potentissima famiglia, I Colonna. Livia, infatti, inizialmente era oblata nel convento della Madonna dei Sette Dolori, mentre sua sorella Cleria sposa Filippo Colonna, fratello del Gran Connestabile Lorenzo Onofrio. Con questo matrimonio e Livia in convento, I Colonna erano ovviamente interessati ad acquisire il ricco patrimonio dei Cesarini, che sarebbe stato ereditato dalle due sorelle. Livia però con la decisione di sposarsi scombina le carte, I Colonna intentano una causa di annullamento, ma Livia con due sentenze del Tribunale della Rota, ottiene non solo il riconoscimento della sua unione con Federico, ma anche dei suoi diritti di eredità, in qualità di primogenita, sul patrimonio Cesarini, tra cui numerose vigne, alcune delle quali dislocate Genzano, dove si trovava la loro meravigliosa dimora.

Si apre a questo punto una nuova partita, che la vede protagonista: è infatti soprattutto grazie a lei, che riesce l’ardua impresa di unificare i patrimoni delle due famiglie Cesarini e Sforza. Il suo ruolo nella gestione delle vigne appare fondamentale. I contratti e in generale i documenti legati a questa gestione riportano spesso il solo nome della duchessa, spesso il nome di entrambi i coniugi, in misura ridotta il solo Federico, restituendo così il riflesso di quella che doveva essere una strategia condivisa dai coniugi, ma anche del valore imprenditoriale di Livia.

Le strategie intraprese soprattutto a Genzano diventano modello di gestione anche per le altre realtà viticole famigliari, e aiutano i coniugi anche ad uscire da un’impasse di debiti, contratti dalla famiglia precedentemente al matrimonio, nei confronti di Gian Lorenzo Bernini e della sua famiglia.  Emerge quindi un quadro di una donna fortemente presente e con un importante ruolo decisionale nelle strategie famigliari; Strategie che a Genzano, sono legate in modo particolare alle tecniche di coltivazione, alla scelta dei materiali per ottenere le legature migliori, ai contratti con i lavoranti anche in relazione ad attività specifiche che questi dovevano svolgere. Non solo. I documenti mostrano una eccellete conoscenza del territorio, della tradizione produttiva, mostrando quindi una visione estremamente moderna di come poter valorizzare il patrimonio viticolo di cui disponevano.

Se questi sono esempi eccellenti di nobildonne attive, non da meno è il ruolo delle donne come artigiane. Restando sempre ai Castelli, infatti non possiamo non ricordare Maddalena Londi, la corniciaia del Palazzo Apostolico di Castelgandolfo ai tempi di Benedetto XIV. Maddalena è infatti anche lei una donna che oltre ad essere artigiana si fa imprenditrice. Siamo nel corso del XVIII secolo, e Maddalena rileva una bottega artigianale vicino al Quirinale, portando avanti, molto probabilmente l’attività del marito, anch’esso corniciaio. Prima di Palazzo Apostolico, il suo nome appare in un conto relativo ad alcune cornici realizzati negli anni ’30 del secolo proprio per la residenza al Quirinale. Ma non è la sola donna artigiana registrata tra i documenti legati ai Sacri Palazzi, infatti, troviamo anche Lucia Corsini Barbarossa, moglie di Giuliano Corsini, intagliatrice di legname di Palazzo, e Caterina Oldoni, che seguendo le orme paterne viene indicata come facocchio, ovvero costruttrice di carrozze.

Infine, in tempi più vicini a noi, il pensiero va a Palma Bucarelli, la direttrice della GNAM durante la Seconda guerra mondiale.  Palma fu una vera e propria ‘Monuments Men’ e partì lei stessa insieme all’autista nel camion che portò in salvo molte opere della Galleria. Da Roma, scelse proprio il Palazzo Farnese a Caprarola per nascondere dai nazisti il prezioso bottino.