Visitare il Colosseo con gli occhi degli antichi

Vivi una giornata tipica degli antichi durante una competizione all'Anfiteatro Flavio

Visitare il simbolo di Roma: il Colosseo

Hai mai pensato di visitare il Colosseo immergendoti nell’atmosfera reale dell’antichità?

Ora come non mai è il momento per riscoprire il fascino dai mille volti della Città Eterna e programmare il tuo weekend a Roma rimandato da tempo.

Roma non smetterà mai di lasciarci senza fiato con i suoi vicoli nascosti, i suoi scorci romantici, le sue inaspettate fusioni di antico e moderno.

Ma la meraviglia si trova anche in piena vista, si mostra prepotente attraverso i suoi monumenti piú noti. Fra le bellezze imperdibili c’è lui, il re delle eccellenze archeologiche: Sua Maestà il Colosseo

Identità indiscutibile della Capitale, centro di gravità della storia antica, è perfino divenuto un’icona pop con la recente uscita del suo personale set LEGO lo scorso novembre.

Fino alla fine di giugno ospiterà anche l’affascinante mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. Insomma, i motivi per correre a visitarlo non mancano, approfittando della totale mancanza di folle di questo periodo.

L’atmosfera dell’Anfiteatro Flavio oggi

Per quante volte io ci sia entrata, per quante volte sia stato lo sfondo delle mie passeggiate serali, l’Anfiteatro Flavio non ha mai smesso di incantarmi. Il suo travertino scurito dallo smog, la sua forma romanticamente incompleta… per me c’é ancora di piú a creare il suo indissolubile alone di fascino.

Piccoli indizi nascosti nella sinfonia di arcate svelano l’atmosfera del Colosseo nel passato. 

Hai mai immaginato cosa si provasse secoli e secoli fa a trovarselo davanti?

Seguimi in questo viaggio nel tempo… non guarderai piú con gli stessi occhi il monumento piú conosciuto di Roma.

L’atmosfera del Colosseo al tempo degli antichi

Eccoci catapultati indietro di quasi duemila anni. Il giorno è uno di quelli caotici, uno dei sontuosi centodiciassette giorni di giochi che indisse l’imperatore Traiano dal 107 d.C., per celebrare la sconfitta dei terribili Daci.

Roma è piú bella e potente che mai e l’immenso bottino riportato da Traiano verrà usato anche per donare ai cittadini romani esperienze epiche nell’anfiteatrum novum, inaugurato una trentina di anni prima.

Il sole sta sorgendo ma in giro c’è già molto movimento. I giochi durano quasi sempre dall’alba al tramonto e oggi non è un’eccezione. Nell’aria c’è eccitazione, i manifesti sui muri annunciano da giorni duelli fra i piú valorosi gladiatori del momento. Mentre passeggiamo assorti, pensando alle esibizioni spettacolari che ci aspettano,  eccolo lì comparire in tutta la sua maestosità, l’anfiteatro piú grande che l’impero abbia mai costruito

Ci aspettavamo di restare ammutoliti davanti a una mole bianca, che risplende colpita dai primi raggi di sole del mattino. Ma quello che abbiamo davanti è uno spettacolo che va ben oltre la magia del Colosseo nel presente: il riflesso dell’alba sta illuminando un concerto inaspettato di colori e materiali.

Davanti ai nostri occhi il travertino di questo gigante senza tempo si sposa con lo scintillio degli scudi appesi, la brillantezza dei festoni, con i colori delle statue che adornano le arcate.

La sua forma è ancora perfettamente preservata. È avvolto scenograficamente da uno splendido portico, come se indossasse un lungo mantello. Di fronte la colossale statua di bronzo dorato -che fra alcuni secoli lo ribattezzerà- ci sembra fare a gara con lui per rubargli la scena. Impossibile non rimanere ammaliati dalla vista che abbiamo davanti.

Prima che inizino i ludii

Siamo completamente sopraffatti da questo gigante antico che domina la scena. Puoi immaginare quanta emozione si respirava per le strade in un giorno così? Potremmo provare a seguire qualcuno tra la folla, immaginare cosa stia provando… forse quella vestale. Dal suo comodo posto al primo ordine, sarà viziata da comfort simili a quelli dei voli in prima classe… Ma perché non seguire qualcuno che siederà tra gli spalti piú in alto? Decisamente meno comodo, ma piú stimolante per il nostro viaggio sensoriale. 

Ecco un uomo che fa al caso nostro: ha in mano una tessera per sedere al terzo ordine, quello riservato alla “borghesia” del tempo. Forse è un architetto o un maestro di scuola? Sbrighiamoci a seguirlo o lo perderemo, pare che entrerà dalla porta LII.  Il suo ingresso si riconosce benissimo, col numerale inciso e dipinto di rosso sopra il fornice. È sbalorditivo che l’anfiteatro abbia ingressi e posti numerati. Ancora adesso, se guardi in alto mentre passeggi, potrai scorgere alcuni di questi numeri

Ormai è impossibile non farsi rapire dall’atmosfera. Siamo circondati dal rumore. Sempre piú cittadini si apprestano agli ingressi loro assegnati, sessanta o forse persino settanta mila persone riempiranno gli spalti. Fra il brusio degli spettatori, delle voci squillanti ci fanno sbandare: “La ciocca del leone che ha sbranato il prode Carpophorus! Scegli la statuina di mirmillo!”. Stupefacente: i venditori ambulanti stanno offrendo i souvenir piú strampalati e sembra quasi di trovarsi in mezzo a una versione archeologica di Ebay. Come se non bastasse, al loro coro fanno il controcanto gli allibratori. Seneca sarebbe rabbrividito. Il gioco d’azzardo attorno ai ludii che tanto rimproverava sta dilagando e ormai la gente scommette su qualsiasi cosa. Quasi quasi dovremmo puntare anche noi qualche asse sulla durata in vita del primo condannato ad bestias del giorno…

La confusione aumenta man mano che avanziamo tra la folla ed è sempre più difficile non sentirsi frastornati. Che sorpresa sentire urlare perfino nomi di snack! Vasta scelta: frutta fresca, carne arrostita, noci e anche ostriche. Niente alcolici però, per quello c’è un unico gettone da scambiare per una sola coppa di vino una volta dentro. I Romani pensavano proprio a tutto…

Finalmente si entra

La calca sembra impedire qualsiasi spostamento rapido attorno all’anfiteatro. Entrare ci sembra quasi impossibile. E invece questo immenso monumento ancora una volta non smette di stupirci: grazie a una impeccabile organizzazione, guardie ai cancelli e un sistema di corde legate a cippi, obbligano la folla a formare delle file ordinate di fronte a ogni ingresso. Passeggiando sul lato di via Labicana, possiamo ancora scorgere qualcuno di questi utili cippi.

Ci colpisce che tutti sappiano perfettamente in che direzione andare. L’organizzazione è impeccabile anche all’interno: frecce direzionali dipinte e schiavi addetti alle indicazioni (un po’ come le maschere del teatro di adesso) stanno aiutando gli spettatori a trovare la via più rapida per il loro posto. Ma a noi non importa andare di corsa. Tutto il contrario. Gli spettacoli non sono ancora iniziati e noi siamo già a bocca aperta per quello che ci circonda: stucchi colorati decorano le volte, fontane e lastre di marmo ovunque, statue di dei ed eroi. Che meraviglia! 

All’improvviso sentiamo suonare degli strumenti. Come se le sorprese non fossero finite, il frastuono assordante del tifo dagli spalti per un attimo è sovrastato dalla musica. Non sono celestiali archi e flauti, ma i tonanti ottoni e tamburi che scandiranno la giornata dei giochi e segnaleranno i momenti da non perdere. Se hanno suonato, è bene affrettarsi nella scalata verso gli ordini superiori! 

Eccoci finalmente al nostro posto al terzo ordine! L’emozione è ormai insuperabile, tutti i nostri sensi sono coinvolti dall’incanto dell’anfiteatro riempito dai cittadini di Roma.

Un odore pungente ci riporta per poco alla realtà. Qualcuno ha pensato bene di evitarsi due rampe di scaloni per le latrine e urinare direttamente nel canale di scolo vicino a noi… il nostro vicino, forse un artigiano- chissà?- ha prontamente acceso una lucerna per coprire l’odore. Quante ne troveranno di queste gli archeologi in futuro! Straordinario come qualcuna si possa ammirare fra gli allestimenti del secondo ordine, gettata come cartaccia dagli antichi e oggi per noi tesoro prezioso da custodire.

Un tesoro nascosto sotto l’arena

A ogni nostro nuovo sguardo, ogni suono, odore, questo viaggio sensoriale ci travolge sempre di più nell’eccitante atmosfera del tempo. Ma manca ancora qualcosa. È un rumore appena distinguibile, forse sotto di noi, sì proprio sotto di noi. Sono versi di animali. Fra il tifo, la musica e i venditori ambulanti, ecco il ruggito di un grande felino, ora di un orso infastidito, e persino di uno struzzo (i piú economici da rimediare per fare scena). Non sembra quasi vero…

Questi versi impercettibili rivelano la più grande meraviglia dell’anfiteatro: le belve sono nei sotterranei, dietro-o meglio ‘sotto’- le quinte! Sollevati dai fenomenali montacarichi appena sotto l’arena, balzeranno sulla scena, chissà da quale delle rampe a scomparsa. Proprio ora un avvocato accanto a noi ha urlato entusiasta che dieci pantere salteranno fuori da entrambi i lati dell’arena!

Un pizzico di questa magia si può ancora afferrare negli intriganti sotterranei del Colosseo [visita la nostra sezione sui luoghi magici e nascosti].

Qui si può ammirare una replica dei tecnologici montacarichi utilizzati per far comparire sull’arena scenografie, animali e perfino i combattenti. Solo questo fa rendere conto della sbalorditiva abilità tecnica dei romani… 

Sarebbe epico poter esplorare la dimensione a sé del mondo sotto l’arena… 

Immagina il viavai frenetico di preparazione delle scene, l’assistenza medica di urgenza ai gladiatori (la cui salute e quindi ‘durata’ era molto piú rilevante di quello che penseremmo ora), il protestare dei prigionieri nelle gabbie, il tamburo che probabilmente usava chi dirigeva le manovre dei montacarichi.

Questa frenesia scorreva ininterrotta e al buio dall’inizio alla fine dei giochi, mentre sopra l’arena i cittadini romani vivevano ignari la loro giornata indimenticabile di spettacoli carichi di violenza, animali esotici ed esibizioni di forza e acrobazia. 

Nonostante le urla e la musica alta, forse per ora è meglio lasciare i sotterranei e rimanere ai piani alti.

Con la coppa di vino in una mano e un’ostrica nell’altra, siamo finalmente pronti. Lo spettacolo leggendario inizia…